No Fear!!!!???
Abituatevi a vivere con la paura!
E' uscito Dead Space candidato a gioco dell'anno 2008!
di seguito la recensione tratta da next game:
Definire Dead Space come un semplice sparatutto 3D in terza persona è quantomeno riduttivo, se ci si rifà all'idea tradizionale del genere, quella che in senso lato - includendo anche e anzitutto le esperienze in prima persona - nasce con la triade Wolfenstein, DOOM e Quake. Un pensiero ricorrente ha solcato la nostra mente giocando: Dead Space è quello che avrebbe dovuto essere anni fa DOOM 3 per risultare quello che infine non fu, un titolo rivoluzionario, un vero svecchiamento per la serie e per il genere. Se dunque da un lato è innegabile che i ragazzi di EA Redwood Shores abbiano attinto a piene mani a livello di ispirazione da almeno tre lustri di giochi action / sparatutto è almeno altrettanto vero che il risultato ottenuto mescolando e re-interpretando i vari ingredienti supera in qualità la somma algebrica delle parti, regalandoci infine uno sparatutto pienamente degno di rappresentare la maturità del genere in questo scorcio di fine 2008.
I tanti padri di Dead Space
Le ispirazioni, i rimandi, le citazioni si sprecano in Dead Space: la storia stessa, anzitutto, sembra andare a stuzzicare il già citato papà degli sparatutto 3D sia nella sua terza incarnazione, sia nel film per il grande schermo: la contaminazione aliena che sfocia in strage per l'equipaggio della gigantesca stazione mineraria, il rinvenimento del "Marchio", sono tutti elementi che in qualche modo rimandano agli archetipi di DOOM, sebbene EA Redwood Shores non manchi tracciare da questi semi d'influenza un percorso narrativo diverso. Niente muscolosi marine spaziali, per intenderci, ma un protagonista che in fondo è un tecnico, costretto suo malgrado a trarsi di impaccio pressoché da solo da una situazione che doveva essere in origine nient'altro che una normale giornata di lavoro di un futuro lontano lontano. La normalità del personaggio, alle prese con eventi più grandi di lui, proietta la mentre a un certo Gordon Freeman, protagonista di Half-Life, e pensiamo a Gordon anche tutte le volte che utilizziamo il sistema di trasporto della Ishimura, pronto a condurci alla prossima tappa della nostra avventura horror. Abbiamo DOOM, abbiamo Half-Life e subito anche Half-Life 2 per la capacità associata al tasto B, congiuntamente con l'uso di un'arma, di cambiarne la funzionalità in quella di una Gravity Gun. Non manca Max Payne, quando col tasto X rallentiamo il tempo attorno a noi attivando il sistema di Stasi. E fa capolino Prey nei momenti a gravità zero.L'abbraccio finale, però, è dato indubbiamente da un altro titolo - BioShock - che circa un anno fa prendeva per mano il genere sparatutto e lo conduceva a un altro livello di esistenza.Proprio come BioShock, l'abbiamo detto, Dead Space è indefinibile come sparatutto in senso stretto o classico, e l'affinità fondamentale fra i due risiede in fondo in quel substrato di contaminazione "ruolistica" che permea tutta l'esperienza di gioco in termini di potenziamento e modificazione delle capacità del protagonista. Là erano i Negozi e più fantasticamente i Plasmidi; in Dead Space, più coerentemente con il contesto fanta-scientifico abbiamo altri tipi di Negozi virtuali dove acquistare e vendere kit medici, bombole d'aria, munizioni, armi, potenziamenti per la nostra tuta o perché no, i Nodi. Essi, attraverso altri terminali, ci consentono di sviluppare "ruolisticamente", ma secondo lo sviluppo delle interconnessioni di reti predefinite, i potenziamenti della nostra tuta spaziale o delle armi in nostro possesso.
Finissimo artigianato videoludico
Non si può senza dubbio affermare che Dead Space abbia oggi, a inizio autunno 2008, lo stesso impatto dirompente e rivoluzionario che ebbe un anno fa BioShock: i salti generazionali sono strappi e si fanno in un colpo solo, una volta sola entro un discreto lasso di tempo. Dead Space arriva anzitutto secondo cronologicamente dopo BioShock e - come tanti titoli di Electronic Arts - si incarica del giusto compito di lavorare di cesello e di reinterpretare i nuovi standard in un'opera non d'arte, ma d'eccellenza, paragonabile a quella di un raffinato artigiano.Le ispirazioni, come abbiamo visto, sono molteplici, ma la loro organizzazione in un unico progetto coerente e funzionante, non solo a dovere, ma veramente bene, è quello che fanno di Dead Space, con merito, un paradigma nell'evoluzione del genere sparatutto.Non IL paradigma, ma un ulteriore passo avanti verso il nuovo strappo evolutivo che verrà.



2 Comments:
Ce l'ho.... :-P
2:22 AM
e dimmi!hai già iniziato a giocarci?come lo trovi?
6:13 PM
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